O’ cunto e Maria a’ rossa e’ port’alba

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Chisto è o’ cunto e Maria a’ rossa e’ port’alba, accisa dall’ignoranza d’a ggente

La storia narra di una donna chiamata “Maria la Rossa” (a causa del colore dei suoi capelli) che era innamorata di Michele, il quale abitava fuori alle mura della città. Quando aprirono Port’Alba, essi furono molto felici perché “ mo putevane vederse tutte ‘e juone e fà l’ammore.” Tuttavia, ogni volta che tentavano di oltrepassare la porta, una forza sovrannaturale gli impediva di transitare: non c’era spiegazione, doveva trattarsi di una maledizione. I giovani, dopo svariati tentativi, si arresero e Maria iniziò a non mangiare più “e facette accussì secca che cacciaje l’ossa ‘a fora, niro sotto all’uocchie, addeventaje talmente brutta ca ‘a gente credette ca fosse na strega”…e fu così che decisero di appendere la donna in una gabbia proprio sotto l’arco di Port’Alba, lasciandola morire di fame e di sete.
“‘O spirito ‘e Maria ‘a rossa però è rummasto ancora lla”, e tante persone, quando la notte è “nera nera”, senza Luna, hanno visto vagare il fantasma senza pace alla ricerca del suo innamorato.


(all’uopo, si segnala il bellissimo articolo di Francesco Pipitone per la redazione di VesuvioLive.it http://www.vesuviolive.it/…/45544-leggende-lingua-napoleta…/)

 

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